Un giorno hai messo insieme due vocali e le hai lanciate in aria.
La tua prima parola.
Sì perché, a noi, è sembrato che volessi dire davvero qualcosa.
Non è stato un semplice suono.
Forse un "sono qui" .
Oppure “sto arrivando”.
Quando ti guardo cerco di entrare nel mondo in cui ti trovi adesso.
Sembra così lontano, inaccessibile.
Posso solo tentare d’indovinare i tuoi pensieri, le tue emozioni.
Certe volte immaginiamo le nostre conversazioni con te, tra qualche anno.
Siamo impazienti.
Eppure so che, allora, mi mancheranno questi momenti.
Mi mancherà il tuo sguardo che vive tra due mondi e che presto, troppo presto dimenticherà quello che vede oggi.
Ti osservo cercando la persona che sarai e quella che sono stata io, un tempo.
Grazie per farmi rivivere le emozioni che ho dimenticato.
Grazie per darmi la possibilità di capirti senza l’ausilio di codici linguistici.
Il tuo silenzio è musica.